sabato 1 agosto 2015
Punti di vista
Da che mi ricordo, ho sempre guardato il cielo. Non il "Cielo" nella sua accezione religiosa, intendo proprio l'Universo.
Non esiste occasione in cui, all'aperto e al buio, non dia un'occhiata verso l'alto, cercando a colpo sicuro le sagome familiari dell'Orsa Maggiore, Cassiopea, Orione, Toro, Sagittario... Oggetti inconfondibili come le Pleiadi, o i più vicini pianeti...
Contemplare il cielo è come gettare lo sguardo nell'infinito. Ci ricorda quanto siamo piccoli e insignificanti, quanto i nostri problemi, le nostre esistenze siano un niente, su scala cosmica...
Spesso camminiamo guardandoci le punte dei piedi, fino a inciampare in noi stessi. Ma se alziamo lo sguardo, solleviamo la mente, iniziamo a osservare... ci rendiamo conto di calcare un lembo di terra, che fa parte di un intero Pianeta che pulsa e vive, a sua volta parte di un sistema solare come tanti, in una galassia come tante, in un Universo sconfinato. In questa presa di coscienza la mente e lo spirito si allargano, crescono, abbracciano l'infinito. Scende la calma, la mente si placa, si stempera, si dissolve; vede le cose con maggior distacco e nelle giuste proporzioni. E quasi con un rimbalzo, una rapida zoomata, torna nel qui e ora, ma con la rinnovata consapevolezza di far parte di un tutto unico, in continuo divenire, come una goccia in un fiume.
Starsene soli, al buio, alzare lo sguardo e allentare le briglie alla mente e allo spirito. E in questo stato, liberare le emozioni positive e negative, lasciarle salire e uscire allo scoperto, piangere, ridere, tacere, urlare o cantare... rigenera.
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