giovedì 30 luglio 2015

La vera battaglia

È quella che si combatte confrontandosi con sé stessi, l'unica da cui, per quanto dura, lunga e difficile, non si può uscire che vincitori.


lunedì 27 luglio 2015

Quant'è bella giovinezza...

Poi ti ritrovi, a quasi 40 anni, sulla cresta rocciosa che scende dal monte Tambura... e ad un tratto inizi a scendere a balzelloni saltando da un masso all'altro, come facevi da bambino sui sassi del molo... e ridi, ridi come uno scemo... anzi no: ridi come un bambino, e i bambini sono tutto tranne che scemi. Scemi noi adulti, che troppo spesso ci dimentichiamo quanto faccia bene ridere spensieratamente, quanto faccia bene tornare in contatto col bambino che eravamo... e chissenefrega se hai le vesciche ai piedi, se a ogni scricchiolio sembra che le ginocchia vogliano mandarti affanculo, se stasera farai fatica a scendere le scale...
Questo, è essere vivi!

Riflessioni sulla Via Vandelli


Questo non è il classico report di un'escursione. Andare in montagna da solo mi porta inevitabilmente a una sorta di meditazione, di introspezione...
Oggi son partito con un taccuino nello zaino, e qui c'è quello che ho scritto, di getto, senza filtri.

Iniziata l'escursione, la prima cosa che mi ha colpito è il vento. Il vento è il respiro della Natura. Lo senti sulla pelle, senti di far parte di quel respiro... tutt'uno.
Camminare in montagna ti fa sentire parte di quel tutto, ti fa riscoprire i ritmi naturali, la lentezza, il respiro, tuo e di ciò che ti circonda.
Camminare da soli permette di trovare il ritmo ideale, che segue non solo quello dei passi, ma anche quello dei pensieri, delle emozioni.
Ogni tanto ti fermi , ascolti, guardi rapito, scatti una foto nell'illusione che oltre all'immagine catturi anche un pallido riflesso delle tue emozioni.. poi riparti, senza furia, non ti corre dietro nessuno.
Nella via di tutti i giorni invece è tutto troppo veloce, si viene sballottati e trascinati dai ritmi imposti da altri, dalla società, dalla cultura, a volte addirittura perversamente auto imposti da sé stessi.
Mi è venuto in mente un'analogia: in una relazione, che sia amorosa, di amicizia, o professionale, è inevitabile confrontarsi con i "ritmi" dell'altro.
Ma, come si fa in montagna, bisognerebbe riuscire a mantenere ognuno il proprio. In montagna si parte insieme, si arriva insieme. Percorriamo lo stesso sentiero. Però per goderne veramente ognuno deve affrontare la salita col proprio passo.
C'è chi va piano, c'è chi va veloce, chi fa brevi strappi fermandosi spesso a tirare il fiato, chi incede con un passo regolare e non si ferma mai. Chi tiene la testa bassa, concentrandosi sui propri piedi, e chi rallenta spesso per guardare il panorama, e magari scattare una foto.
Quel che conta è che nessuno dovrebbe cercare di imporre il proprio ritmo, ma neanche sforzarsi di tenere quello dell'altro. Lungo il tragitto ci si ritrova, si stabiliscono delle tappe in cui aspettarsi... ma ognuno deve sentirsi libero di percorrere il sentiero nel modo che gli è più congeniale.
Così nella vita: se non ci si concede a vicenda questa libertà, non ci si riconosce questo diritto, il rapporto si deteriora... fino al punto in cui non percorriamo più lo stesso sentiero, finiamo per scegliere altri compagni di escursione... oppure ci rifugiamo in montagna da soli, per ritrovarci, per ritrovare il nostro ritmo.

martedì 14 luglio 2015

Più che un semplice trekking




Oggi ho ritrovato una vecchia amica. Un'amante, è il caso di dire. Mi riferisco alla Montagna, con la maiuscola. E mi dispiace, ma Montagna batte Mare 100 a 0. Per carità, non disdegno il mare. Prendi il sole, fai il bagno, ti rinfreschi... ma al mare hai un ruolo passivo, è lui che ti impone il suo ritmo, quello delle sue onde. Se è calmo è calmo, punto. Se è mosso è mosso... e tu puoi solo adeguarti al suo ritmo.
La Montagna è diversa. Ti accoglie, in silenzio, come una madre, come un'amante. In cambio chiede solo rispetto, e altrettanto silenzio. Non ti impone ritmi, e non se li lascia imporre. Ti permette di trovare il tuo, quello del tuo respiro, dei tuoi passi, del tuo cuore, dei tuoi pensieri. Questi ritmi, mai completamente separati, si alternano, si combinano, si influenzano a vicenda. Ci sono momenti in cui la fanno da padrone il respiro, i passi, e ti concentri su camminare, sul qui e ora, in una sorta di meditazione in movimento in cui la mente si acquieta...
In altri casi il cuore, i passi, il respiro trovano un ritmo comune, automatico, e i pensieri sono liberi di scorrere senza vincoli, nel silenzio circostante... ti ritrovi a pensare al passato più o meno recente. Chi eri. Chi sei diventato. Chi vuoi diventare. Le esperienze che ti hanno fatto cambiare, crescere, anche soffrire, ma lasciando sempre in cambio un'insegnamento. Le persone che entrano, escono, a volte semplicemente sfiorano (ma con quali effetti!) la tua vita...
Infine viene il momento in cui tutti questi ritmi si accordano, diventano una cosa sola. Tutto fluisce naturalmente, la coscienza fa un salto, si eleva e vede tutto l'insieme da fuori, da un altro livello. E' il terreno delle emozioni pure, che salgono dalla "pancia" e si scatenano senza preavviso, senza controllo. Riso e pianto, gioia e dolore, allegria e amarezza... e alla fine una tranquillità che pervade lo spirito, che ti conferma che hai fatto le scelte giuste, anche se dolorose. Che stai trovando il tuo ritmo, la tua strada, te stesso. Quello vero, quello che prima tenevi nascosto... a te stesso prima ancora che agli altri.
Questa esperienza, che si è rivelata essere ben più di un semplice "trekking", la dedico a una persona che nell'ultimo anno ha saputo aiutarmi a guardarmi dentro, a scorgere ciò che c'era di buono e portarlo fuori, a liberarmi di quelle sovrastrutture artificiali che mi schiacciavano e limitavano, ad affrontare problemi personali e lavorativi, rendendomi una persona migliore. Tecnicamente è una counselor, in pratica è una vera amica.
Grazie Elisa.